Dicono di lei

Una forte e tenace determinazione unita a una docile disponibilità alle mozioni interiori dello Spirito; una sorprendente capacità di relazione e di condivisione insieme a una grande autonomia di pensiero e di scelte.

Ne ho ammirato la capacità di superare gli odi sociali puntando sui rapporti umani, tenere la preghiera a fondamento dell’azione, andare controcorrente.

Ancilla è una donna di Dio, profondamente umana e pronta a gesti pieni d’amore.
Ma è anche una donna mossa dallo Spirito Santo, una santa, penso: una santa nascosta, perché la sua modestia è enorme.

Ancilla ha cambiato i confini della città, rendendo centrale una cascina ai margini, interpretando benissimo le connessioni umane e il “deserto” sociale: le periferie non sono solo i territori distanti dal centro, ma tutti quei contesti in cui c’è ghettizzazione,segregazione sociale, assenza di varietà culturale.

Suor Ancilla è stata una presenza che ha dato un significato a un pezzetto di Milano che sembrava destinato a essere un confine, una terra dove Milano si perde e finisce. La presenza sua e di Nocetum invece ne ha fatto un luogo dove Milano comincia. E comincia perché l’accoglienza, in particolare di persone con problematiche scolastiche o familiari, è una delle missioni del Nocetum.

Quando ho conosciuto Ancilla nel 1985 a Chiaravalle non avrei mai pensato che arrivasse il momento della sua morte. Quasi a rimuovere la possibilità che Suor Alleluya – così era conosciuta in alcuni ambiti del mondo carismatico – potesse concludere la sua vita terrena.
Solare ma determinata e capace di arrabbiarsi seriamente contro l’ingiustizia verso i più fragili: fossero mamme, bambini, stranieri, poveri, pugili, cantanti di locali notturni, prostitute, persino animali (cani, gatti, uccellini, pulcini) abbandonati, maltrattati e chi ne ha più ne metta. Nei primi 20 anni di vita comune ho visto veramente aprire la porta della nostra piccola comunità a un mondo variopinto, più arca di Noè che abitazione vera e propria.

È stata una testimone ripiena di Spirito Santo, pioniera e anticipatrice nella visione e nella pratica di quella unità che siamo chiamati vivere e ad esplorare con sempre maggiore audacia! L’amore e la concretezza che vedemmo espressi nelle sue attitudini e nella sua azione furono esemplari. Le saremo per sempre grati. Anticipo la gioia di incontrarla un giorno in cielo, tutti fratelli accolti insieme nell’abbraccio affettuoso del Padre.

Della cara Ancilla, della quale – anche se negli ultimi anni non ci siamo più visti – conservo preziosi ricordi, specialmente degli anni della “convivenza” ecumenica presso la chiesetta di Nosedo.
«Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono» – Ap 14.13.

Ho conosciuto Suor Ancilla attraverso suor Gloria Mari per il suo lavoro di ufficio stampa e relazioni svolto per la Casa Editrice Ancora. Ho visto in azione, in colloqui confidenziali e nel dialogo con Ancilla, la fiducia e la certezza nella Provvidenza. Una parola questa e una dinamica del mistero cristiano che da tempo non trattavo più in modo così significativo. Da quei momenti, da quel mio incontro, per me si è ispessita e, dall’uso che don Giussani mi aveva insegnato di essa, trovavo ora una cosa nuova e un volto: quello di Ancilla. Vedevo accadere dei risultati che via via venivano, ma vedevo soprattutto una lotta interiore e una pace nel predominare in lei stessa una letizia che veniva prima degli esiti, di una letizia anche senza gli esiti giusti, sperati. In altri termini, che Dio provvede, che compie la tua storia è la realizzazione di sé e di quel che ha bisogno il mondo.

È stata antesignana e testimone della teologia pastorale e sociale che caratterizzano il Pontificato di Francesco, anche sui temi della custodia dell’ambiente e del creato.
Ricordo, in modo indelebile, il suo sorriso, la gioia che comunicava nel pregare e nel testimoniare la sua appartenenza a Gesù grazie al dono dell’effusione dello Spirito, la sua passione per i carismi, la sua forte propensione al servizio, la fiducia che ispirava e l’amicizia che coltivava con tutti, soprattutto con i più poveri.
Davvero una donna, una consacrata, una missionaria piena di zelo per la Casa del Signore, che ha onorato il “genio femminile” nella Chiesa e contribuito in modo significativo alla diffusione della “spiritualità carismatica” nel RnS e fuori dal RnS.

Gloria, avvertendo lʼaggravarsi della situazione di Sr. Ancilla, chiese la mia disponibilità per amministrare il sacramento dellʼUnzione degli infermi alla consorella. Fui davvero onorato per questo invito a cui risposi volentieri. Concordammo tale momento per il pomeriggio di lunedì 10 ottobre, alle ore 15.00.
Insieme a Lucrezia, Gloria ed io ci recammo presso La Piccola Casa del Rifugio di Milano. Fummo accolti da Sr. Regina – superiora della comunità religiosa delle Suore della Carità presente nella struttura che ha ospitato Ancilla negli ultimi momenti – che ci raggiunse allʼingresso. Insieme, una volta giunti nella cameretta, abbiamo pregato per la nostra sorella allettata. La trovai piuttosto provata dalla sua condizione che andava peggiorando sempre più negli ultimi tempi. Come dai racconti di Gloria, secondo cui solo la preghiera ridestava lʼinteresse di Ancilla, anche in questa precisa circostanza recuperava le poche forze rimastele per partecipare al rito. Comprendendo con lucidità quello che stava accadendo in quel momento attorno a lei, presente e vigile, rispondendo non solo con lo sguardo, ma anche con la voce, pur flebile.
È stato per me un momento molto forte nell ́accostarmi a lei in questo frangente, vedere una donna pregare con fermezza pur nella fragilità della condizione fisica di salute. La preghiera del rito, vissuta con intensità, faceva trasparire la sua vita fatta di preghiera, o meglio ancora metteva in luce la sua vita che era diventata ormai preghiera essa stessa.
Pregare per lei e con lei che tanto aveva pregato per molti altri nella sua vita di servizio è stato un dono per me. Le lasciai affettuosamente un rosario che strinse prontamente tra le mani, sapendo che la preghiera soltanto le dava consolazione.

da economista del territorio mi rifaccio al ruolo che Ancilla, e le sue consorelle, hanno svolto e svolgono con l’obiettivo di migliorare l’ambiente sociale, culturale, economico e ambientale di questa parte così singolare della periferia sud di Milano. Nell’ambito della trasformazione urbana, ancora in corso, si può ben dire che l’iniziativa Nocetum rappresenta un faro che ha diffuso e diffonde nell’intera Valle dei Monaci una speciale luce che trae la sua origine dal sorriso di Ancilla

Cara Ancilla, mi sembra che il vostro sia un cammino di vera sequela evangelica.
Continuate quindi nella pace e nella serenità.

Dalla sua passione per Cristo sgorga il suo amore per ogni uomo, soprattutto i più piccoli, poveri, scartati. Un amore più di fatti che di parole, tipico della gente operosa di Brianza tra cui è nata. Da questo amore più che dal temperamento derivano la libertà, il coraggio e l’indomabile iniziativa di suor Ancilla.

Ho conosciuto Ancilla a Milano tramite mio fratello che, in quel momento era Vicario Episcopale di Milano.
Era ospite nella foresteria dell’Abbazia di Chiaravalle, dove era giunta, dopo molti passaggi anche dolorosi, per seguire quel forte richiamo interiore dello Spirito che aveva avvertito e maturato: lasciare l’insegnamento per vivere e offrire a chi lo desiderava, l’adesione piena allo Spirito e così far sbocciare pienamente la vita vera nella preghiera e nella condivisione secondo le indicazioni del Rinnovamento nello Spirito.
Cercava un luogo in cui realizzare questa chiamata che avvertiva forte e chiara dentro di sè e che aveva verificato con un lungo e accurato discernimento.
La strada fino a giungere a Nosedo è stata lunga, ma lei procedeva ferma, paziente e chiara sui passi da fare, anche se era aperta a tutte le possibilità, disponibile, dialogante.
Questo suo procedere mi colpiva molto e mi comunicava il suo animo puro: in lei era avvenuta una vera perdita di sé per lasciarsi guidare totalmente dallo Spirito.
Così è stata Ancilla per me: luce e faro di “..non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me…” (Gal.2,20)
Nel tempo si sono ridotti i nostri contatti per trasferimento di abitazione, ma la sua persona mi parla di questa pienezza e integrità nel tener vivo e seguire la luce interiore.

Un sorriso che collegava la bocca agli occhi: questo è il mio ricordo costante di Ancilla; in tutte le occasioni in cui le ho parlato, palesava sempre una impagabile serenità, anche nelle situazioni più complicate.
Quante volte la nostra realtà culturale ha lavorato con Nocetum! Dai concerti alle presentazioni di libri ad altre iniziative, tra cui quelle di valorizzazione delle cascine milanesi, abbiamo sempre trovato il modo di collaborare al fine di offrire gratuitamente a tutti (agli ospiti di Nocetum, agli amici e a tutti i cittadini interessati) un momento di cultura che al tempo stesso contribuiva a far conoscere la bellissima realtà di Nocetum.
Di questo centro il cuore erano Ancilla e Gloria, che ora dovrà proseguire il cammino senza la sua compagna di tante battaglie, ma accompagnata da tutte quelle persone che in questi anni hanno preso ad amare una realtà così “fuori dal comune”.
Quando Gloria era via per le sue incombenze e i suoi ruoli istituzionali, Ancilla accoglieva i visitatori e i viandanti con serenità e con quel sorriso che restava nel cuore anche una volta andati via.
Ho conosciuto Ancilla il 24 febbraio 2002 quando ho realizzato il primo articolo su Nosedo per il mensile Quattro. Pochi anni più tardi, sono stato cooptato nel Consiglio Pastorale di San Michele e Santa Rita dall’allora parroco, don Luigi Bandera, allo scopo di presiedere la Commissione Comunicazione. Quando si pensò di accogliere nel Consiglio Pastorale le rappresentanti di Nocetum, appoggiai entusiasticamente l’idea.
Cominciò così, con Ancilla e con Gloria, una serie di incontri costante, periodica, continuativa, che durò 5 anni, dopo dei quali ci saremmo comunque ritrovati tantissime volte per organizzare eventi culturali.
Insomma, ho frequentato Ancilla per 20 anni, e così come a suo tempo mi sono rallegrato con lei per l’Ambrogino d’Oro ricevuto, così ora mi dolgo della sua dipartita, ma sono lieto per lei perché riposa tra le amorose braccia del Padre, premio ancor più grande per una vita spesa bene.

Mi ricordo benissimo come avvenne il mio primo incontro con suor Ancilla.
Era l’anno 1984 verso fine settembre, io e mia moglie eravamo appena tornati da un viaggio in India.
Paradosso vuole che proprio lì approfondimmo il nostro essere cristiani.
Arrivati in Italia questa sete di verità sul nostro essere cristiani e vivere Gesù crebbe, e un mattino non sono come mi trovai in un monastero alle porte di Milano, all’abbazia di Chiaravalle, e lì avvenne l’incontro con suor Ancilla.
Mi ricordo benissimo quel mattino. Finita la preghiera del mattutino dei monaci, fui attratto da quella figura femminile e non so come spinto da un impulso interiore, le formulai una domanda: «Suora, ma lei conosce Gesù?» Lei mi guardò un po’ stupita e mi rispose: «ma penso di sì».
Allora le dissi, per favore me lo può presentare? E lì cominciò il cammino di fede.
In quello stesso anno, precisamente nella notte del 31 dicembre, storditi io e mia moglie dal Capodanno, ci ritrovammo di nuovo al mattutino dai monaci, e lì avvenne l’incontro di suor Ancilla con mia moglie.
Iniziò un cammino di conversione, mi ricordo che mia moglie confidò a suor Ancilla che desideravamo un bambino che tardava ad arrivare da quattro anni.
In preghiera suor Ancilla disse: «Allora chiediamo al Signore oltre alla conversione della fede il dono di un figlio». E dopo un po’ di mesi, proprio ad agosto di quell’anno, demmo la notizia a suor Ancilla e ai nostri amici monaci dell’attesa di mia moglie di un bambino.
Veramente l’incontro con suor Ancilla ha seriamente cambiato la vita di mia moglie e mia.
Rimarrà sempre nei nostri cuori la sua saggezza, la sua profonda profezia, i suoi silenzi pieni d’amore e la sua semplicità evangelica nell’affrontare la giornata.